La leishmaniosi nel cane è una malattia cronica e grave che, se non riconosciuta subito e curata adeguatamente, può portare alla morte. 

Per questo è importante effettuare dei controlli regolari dal veterinario, in modo da tenere sotto controllo la sua comparsa e intervenire tempestivamente.

Cos’è la leishmaniosi nel cane

La leishmaniosi è una malattia parassitaria principalmente del cane, causata da un parassita intracellulare (un protozoo) e trasmessa da un insetto volante (il flebotomo), chiamato comunemente “pappatacio” o “mosca della sabbia”. La malattia è nota fin dall’antichità. Ne sono state ritrovate delle testimonianze risalenti al tempo dei faraoni egizi. Ma il primo a identificarla fu l’inglese W.B. Leishman, da cui prende il nome, nel 1901.  Sono presenti più di 20 sottospecie di leishmania, quella presente in Italia è L. Infantum.

Come si trasmette la leishmaniosi canina

La leishmaniosi si trasmette mediante il flebotomo, un piccolo insetto che vive nelle aree collinari, di colore giallo pallido/sabbia con grandi occhi neri e ali pelose. L’assunzione del parassita avviene da un cane già infetto. È l’insetto femmina che, quando ha bisogno di deporre le uova, punge un cane o un altro animale e trasmette il protozoo. Può pungere anche l’uomo: infatti la leishmaniosi è una zoonosi, cioè una malattia che può essere trasmessa da animale a uomo, però solo e sempre attraverso il flebotomo.

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Il “pappatacio”

Il flebotomo è un insetto ematofago più piccolo di una zanzara comune (circa un terzo delle sue dimensioni), tra 1,5 – 3,5 mm.

Il nome “pappatacio” deriva dal fatto che quando punge non emette alcun ronzio (“pappa e tace”). Preferisce le ore notturne dei mesi caldi, circola soprattutto dalle 17.00 alle 5.00 del mattino e si trova soprattutto in aree rurali e costiere.

Diffusione della leishmania in Italia

La leishmania è distribuita dove c’è il flebotomo, storicamente nelle aree del Centro-Sud e isole principalmente. Tuttavia, oggi la malattia è ormai presente anche nel Nord Italia. Questo a seguito della trasporto di animali in adozione affetti da leishmaniosi, provenienti dal Sud. Ma anche per l’aumento dei viaggi e dei trasporti con movimentazione anche di flebotomi in auto e camion. 

Inoltre, dagli Anni ’90 nel Nord sono stati segnalati casi, anche autoctoni, dovuti all’aumento delle temperature medie. La malattia è presente soprattutto in Veneto (in particolare nelle zone collinari come la Bassa Veronese e i Colli Euganei), Emilia Romagna e Piemonte. Ma vi sono evidenze anche in TrentinoValle d’Aosta e Friuli Venezia Giulia (nella zona del Golfo di Trieste, Carso e Aurisina; in provincia di Pordenone al confine con il Veneto, in particolare a Sacile). Dal 2021 l’Italia viene considerata area endemica.

Sintomi della leishmaniosi nel cane

Nel cane i sintomi sono molto variabili e la malattia può essere molto subdola: 

  • in forma subclinica può non dare segni evidenti di malattia
  • in forma clinica anche grave è caratterizzata da segni cutanei come perdita del pelo (in particolare attorno agli occhi, sui bordi delle orecchie, sul dorso del naso), forforaulcerazioni, crescita esagerata delle unghie, perdita di pesoaffaticamento. Talvolta vomito e diarrea, aumento della setezoppia ed ingrossamento dei linfonodi. Da indagini collaterali si possono evidenziare anche anemia, calo delle piastrine, insufficienza renale; ecograficamente si può evidenziare un aumento di dimensioni della milza.

Come diagnosticare la leishmania

La diagnosi inizia dal veterinario. Con la visita si raccolgono i sintomi compatibili con leishmaniosi e si emette un sospetto. Il sospetto deve essere seguito da esami di laboratorio. Oltre alla ricerca degli anticorpi, la ricerca del parassita viene effettuata nel sangue o negli organi. Altri approfondimenti, come emocromo e biochimico in particolare, permettono di valutare la funzionalità epatica e renale ed una possibile anemia.

Curare il cane con leishmaniosi

La cura della leishmaniosi è lunga e impegnativa. Le probabilità di successo sono maggiori tanto più il cane viene curato precocemente.

Il cane guarito può essere tuttavia soggetto a recidive, quindi va monitorato cadenzatamente. A seconda dello stadio clinico in cui si trova il cane (esposto, infetto, malato, malato grave, refrattario ai trattamenti) si utilizzano diversi farmaci, anche in associazione. 

La terapia di elezione si basa sull’utilizzo di terapia antimoniale prolungata con cicli di 6-8 settimane, solitamente tramite iniezione sottocutanea associata a terapia per bocca con allopurinolo per 4-6 mesi. Contro la leishmania è importante instaurare anche una terapia di supporto, in base alla condizione del soggetto. Nel caso, per esempio, di forma cutanea o forma grave con insufficienza renale.

È importante ricordare che il cane guarirà più facilmente quanto prima si interviene con la terapia, ovvero quanto prima la malattia viene diagnosticata. Se un cane è già molto malato, la terapia può non essere efficace.

Come prevenire la leishmaniosi canina

La protezione contro la leishmaniosi può essere di tipo meccanico:

  • applicare zanzariere alle finestre 
  • evitare che il cane pernotti fuori, soprattutto d’estate.

Ma molto più efficaci sono i presidi farmaceutici

Fortunatamente ad oggi abbiamo a disposizione diversi prodotti che possono essere usati per prevenire la malattia:

  • gli antiparassitari esterni che possono essere usati per impedire il contatto con il flebotomo (spray, spot on, collari)
  • il vaccino diretto contro il parassita. 

La scelta del prodotto da utilizzare va discussa con il veterinario, varia in base alla salute del cane, alle preferenze del proprietario e all’area in cui vive il cane. In un’area altamente a rischio, in cui sia molto probabile il morso del flebotomo, la migliore strategia è associare il vaccino a un presidio repellente. Il vaccino è consigliato per i cani “asintomatici” e negativi alla leishmaniosi in seguito a opportuni test.

Un cane con diagnosi di leishmaniosi deve rimanere controllato a lungo, anche per tutta la vita, anche se sta bene. Un controllo veterinario all’anno è basilare per assicurarsi che non ci sia una ricaduta della malattia, tenendo presente che il cane può ammalarsi di nuovo.

A cura di Elisa Del Zotto, Medico Veterinario Ca’ Zampa Udine

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