La displasia dell’anca nel cane, è una delle più frequenti patologie a carico dello scheletro dei cani. Ma come possiamo fare a capire se il nostro pet ne soffre, e quali sono le cure e gli esami di prevenzione che possiamo fare? Ce ne parla il Dr. Michele Benedetto, medico veterinario esperto di ortopedia e chirurgia ortopedica della Clinica veterinaria Ca’Zampa Fiordaliso.

Che cos’è la displasia dell’anca

La displasia è letteralmente una malformazione in questo caso dell’articolazione coxo femorale o dell’anca. La displasia in se non è la vera malattia. Le displasie causano a lungo andare la vera e propria malattia che è l’osteoartite. L’osetoartrite è un processo infiammatorio cronico delle cartilagini articolari e dell’osso con formazione di nuovo osso, gli osteofiti. Il non perfetto funzionamento dell’articolazione affetta da osteoartrite causa dolore.

Quali sono i sintomi e come riconoscere se il cane ne soffre

Bisogna fare una distinzione tra pazienti giovani in accrescimento e pazienti adulti. Spesso nei giovani è completamente asintomatica mentre nei pazienti adulti o anziani causa dolore da lieve a molto grave. Riluttanza al movimento, difficoltà ad alzarsi o a salire sul divano, modificazioni dell’andatura e zoppie vere e proprie sono i sintomi principali. Nei soggetti molto gravi la deambulazione è compromessa a causa del dolore.

Quando si scopre la malattia, qual è il percorso da fare?

Anche in questo caso va fatta la distinzione tra giovani e adulti. Nei giovani in accrescimento una visita specialistica a 4-5 mesi di età permette di intercettare precocemente quei segni che ci diranno se quel soggetto potrà o meno sviluppare una malattia da displasia. Nei soggetti adulti di solito un cambio di umore può essere segno di malessere e dolore. Una vista e uno studio radiografico in sedazione ci consentono di fare diagnosi

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Ci sono razze più predisposte di altre alla displasia dell’anca?

Assolutamente si. Labrador, golden retriever, cani da pastore (soprattutto il pastore tedesco), rotweiller sono le razze con un’incidenza maggiore di displasia d’anca. Questo però non esclude dalla diagnostica precoce anche tutti gli altri cani compresi quelli tagli media e i meticci. Addirittura ormai l’ampia letteratura presente ci dice che anche i cani nati da genitori certificati esenti hanno una probabilità prossima al 15% di sviluppare una malattia displasica. In ultimo vorrei ricordare che il pedigree è una semplice certificazione genealogica e che può essere rilasciato anche senza certificazioni di esenzione da displasia. Il pedigree va sempre letto molto attentamente esaminando tutti gli antenati fino al terzo grado.

Parlando di prevenzione, ci sono esami che possono indicare una predisposizione del proprio cane a questa malattia?

Certamente. Uno visita specialistica e uno studio radiografico in sedazione completo a 4-5 mesi di età permette di indicare con una elevata specificità la possibilità di avere un soggetto sano o meno in età adulta. Lo studio deve essere fatto da un medico esperto che esegua tutte le proiezioni necessarie. In particolare per l’anca devono essere registrati eventuali angoli di sublussazione e riduzione se presenti, una proiezione VD classica con misurazione dell’angolo di Norberg, una proiezione a rana in compressione, una proiezione in distrazione con misurazione dell’ indice di distrazione una proiezione DAR con relativa misurazione degli angoli. Tutti questi dati permettono una diagnosi precoce certa. Nei casi border line si possono ripetere le proiezioni radiografiche dopo un mese e fare il confronto. Le lastre ufficiali per displasia vengono effettuate in soggetti che hanno almeno un anno e un giorno di eta. Non hanno nessun valore predittivo in quanto il soggetto ha già completato lo sviluppo articolare.

Come si cura

Nei soggetti in accrescimento esistono delle chirurgie correttive per modificare la copertura acetabolare. I tempi d’esecuzione sono importantissimi. Entro i 5 mesi di età si può eseguire un sinfisiodesi pubica nei soggetti con difetti minori. Entro i 7-9 mesi di eta nei casi più gravi si può eseguire una duplice osteotomia pelvica. La terapia conservativa è da valutare attentamente solo nei casi veramente lievi. Oltre queste finestre temporali le chirurgie precoci non sono più indicate.

Nei soggetti che hanno completato lo sviluppo attualmente la terapia migliore è la protesi totale d’anca. L’intervento consiste nella sostituzione della testa femorale, del collo femorale e dell’acetabolo con impianti generalmente in titanio. Dopo un periodo di circa due mesi di riposo e fisioterapia si ha la completa guarigione con il ritorno alla normale funzionalità dell’articolazione e l’assenza del dolore. Nei casi clinicamente non gravi un approccio multimodale all’osetortrite può alleviare i sintomi. In particolare fondamentale il controllo del peso, la fisioterapia, l’uso degli antinfiammatori e l’integrazione alimentare per la salute delle cartilagini.

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